La morte di Gino Paoli e il presagio algoritmico dei social. Ve ne parlo subito con la cronaca di questa mattina. Poco dopo le sei e mezza, ho fatto come sempre la mia doppia rassegna stampa. Prima i giornali, poi una scorsa veloce ai feed dei social, un territorio di frontiera dove l’informazione, o meglio le “notizie” arrivano spesso prima, in modo distorto, a volte entrambe le cose. Fonte impura, lo so. Ma utile.
Vi dico subito cosa mi ha colpito: su TikTok e Instagram, stamattina all’alba, uno dopo l’altro, ho visto reel con cover o musiche di fondo di Gino Paoli… Nessun necrologio, nessun hashtag. Solo le sue canzoni che giravano, per ragioni casuali, nella prima mattina di un martedì qualunque.
Ho pensato che forse in questi giorni il microfono del mio telefono aveva captato qualcosa di Paoli e ora l’algoritmo me lo propone nei video… ma niente di tutto questo.
Poco più di un’ora ho appreso fa la notizia: Gino Paoli se n’è andato. E io, senza saperlo, stavo già assistendo stamattina a un saluto collettivo e inconsapevole, una sveglia algoritmica, casuale e commovente, attivata da sconosciuti che probabilmente non sapevano nemmeno loro perché, quella mattina, avessero scelto proprio quella canzone.
I social sono una fonte secondaria, inaffidabile, rumorosa. Lo ripeto ogni volta, anche ai corsi che tengo per l’Ordine dei giornalsti. Ma ogni tanto, per ragioni che la scienza dei dati faticherebbe a spiegare, captano qualcosa che i circuiti ufficiali non hanno ancora registrato. Un’onda. Un presagio. Il mondo che si prepara a salutare qualcuno, prima ancora di sapere che è ora di farlo. Penso ai social, a Gino Paoli e a quella strana e oscura capacità degli algoritmi di aggregare l’aria del tempo prima che l’aria del tempo si faccia notizia.
Gino Paoli era uno di quegli artisti che appartengono all’aria. Canzoni talmente dentro il paesaggio sonoro italiano da sembrare sempre state lì, sempre scritte ieri, sempre per quella storia che pensavi fosse solo tua. Un genovese duro e contraddittorio che ha fatto della semplicità una scelta estetica coraggiosa, della canzone una forma breve del pensiero.
Stamattina il web lo sapeva già. A modo suo, prima di tutti noi.








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