Giornale di Sicilia. Se nel delitto entrano Battiato e un poema epico

Negare il bene. Il nuovo romanzo di Giovanni Villino (qui in vendita)

Se nel delitto entrano Battiato e un poema epico
Domenico Rizzo


Ne «Le sfere di fuoco,» uno dei racconti che compongono le «Cronache marziane» di Ray Bradbury, il personaggio di padre Stone afferma che c’è una verità su ogni pianeta del sistema solare e la somma delle sue varie parti darà un giorno l’intero totale che “apparirà manifesto come la luce di una nuova aurora.” Risposta definitiva alle domande poste dall’uomo nel corso dei secoli per dare un senso alla propria esistenza o preludio alle rivelazioni riportate da San Giovanni nell’ultimo libro del Nuovo Testamento? Nello strano caso di Salvatore Luce, cronista precario, la verità sull’omicidio di un facoltoso editore sfugge di continuo, ribaltata a piacimento di sinistri figuri che manovrano nell’ombra i fili dell’eterna tenzone tra bene e male. Gli indizi a disposizione rendono la vicenda ancor più intricata: un poema epico del dodicesimo secolo attribuito al maestro Nivardo (nom de plume dello sconosciuto autore) dove un lupo, una volpe e una scrofa incarnano rispettivamente la violenza, la scaltrezza e la voracità; una frase ricorrente “destinata ai solutori più che abili”; il culto di una pietra magica legato probabilmente alla dea Tanit, venerata nelle grotte della Gurfa di Alia in epoca fenicia. Dubbi e incertezze verranno forse sciolti alla resa dei conti con una realtà che assume la forma labirintica e vertiginosa di una litografia di Escher. Dopo «La Rosa Bianca dell’Apocalisse» il giornalista e divulgatore digitale Giovanni Villino firma «Negare il bene» (I Buoni Cugini editori, 180 pagine, 18 euro,) secondo romanzo che fonde con maestria i toni del giallo assieme a componenti simboliste ed ermetiche nel crogiolo dell’impianto narrativo.
Gli echi delle meticolose trattazioni di René Guénon, la straordinaria eredità morale di Georges Ivanovič Gurdjieff e le tracce disseminate da Franco Battiato all’interno della sua produzione musicale (alcuni versi di un celebre brano vengono riportati per descrivere la fragilità del protagonista) si rincorrono tra le pagine nel segno di una lettura avvincente e prodiga di riflessioni sulla labile transitorietà della vita che investe la dimensione sociale, professionale, sentimentale, spirituale. Disilluso e perplesso, Salvatore Luce prende parte a un gioco più grande di quanto possa aspettarsi. Cosa gli riservi il futuro non è dato sapere, almeno per il momento. Il presente stesso è un mistero da svelare, a costo di correre rischi e fare scelte che possano portare alla rovina o alla rinascita. (DR)