La morte, in Sicilia, non è un tabù. È un rito collettivo. Il Venerdì Santo, migliaia di persone portano a spalla simulacri del Cristo Morto, camminano scalze, cantano lamenti in dialetto medievale che nessuno ha mai scritto su carta.
Nella nuova puntata di «Scalo a Grado» ho provato a leggere tutto questo in chiave simbolica e culturale: la croce come asse degli opposti, il silenzio come soglia, la pulsione di morte come struttura antropologica che i riti sanno contenere.
E una domanda di fondo: in un’epoca che ha rimosso la morte dagli spazi pubblici, cosa ci insegnano le culture che invece le hanno sempre dato un posto?










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