
E se l’Intelligenza artificiale fosse l’Anticristo? Tranquilli, non è clickbait. Intanto mettete da parte l’immaginario legato al mondo del diabolico di cui disponete: dalle corna alle fiamme, dai dittatori ai falsi profeti, dalle creature mostruose ai pentacoli. L’Anticristo di cui parleremo non ha nulla a che vedere con tutto questo. È qualcosa di più seducente e meno spaventoso. Esercita fascino e potere. Sì, perché l’entità con cui faremo i conti sa parlare tutte le lingue del mondo, ha accesso, direttamente o attraverso i suoi modelli, a una parte sterminata di ciò che l’umanità ha scritto e prodotto. È in grado di rispondere quando viene interrogata e può assumere qualsiasi volto. Non dorme e non soffre. E pur non essendo viva riesce meravigliosamente a sembrarlo…
Prendiamo la Bibbia. Nuovo Testamento, Apocalisse. Siamo al capitolo 13 e qui Giovanni racconta che alla seconda bestia viene concesso di «animare la statua della bestia», tanto che quella statua arriva perfino a parlare. Subito dopo compaiono altri tre elementi: il marchio senza il quale nessuno può comprare o vendere e il numero della bestia, da una parte. Dall’altra abbiamo il settimo sigillo. «Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora». Apocalisse 8,1. Altro che le escatologiche visioni hollywoodiane. Qui c’è il silenzio.
Adesso con gli elementi a nostra disposizione proviamo a costruire il sistema anticristico nell’era del codice binario e del calcolo quantistico. Attenzione: non sto proponendo un’esegesi dell’Apocalisse. Sto, molto semplicemente, costruendo in modo deliberato un sistema di analogie.
La statua che parla è l’intelligenza artificiale. Il marchio è l’identità digitale con tutto quello che ne deriva (senza ID oggi, in un ecosistema digitale, non esisti e non eserciti le relative funzioni). Ricordiamoci, infatti, che il nostro Sistema della Falsa Salvezza lo abbiamo collocato all’interno di Babilonia, la rete globale. È qui che si muove e opera il falso profeta, l’algoritmo che conosce ciò che desideriamo prima ancora che lo desideriamo.
Ma è all’apertura del settimo sigillo che avviene la rivelazione: l’uomo piomba nel silenzio e smette definitivamente di interrogare il cielo.
Non abbiamo finito. Rimaniamo ancora con la Bibbia tra le nostre mani. Sfogliamo il Nuovo Testamento e arriviamo al prologo di Giovanni. Una delle parti più affascinanti della produzione evangelica. Me la fece studiare (e imparare a memoria) il professore Sandro Musco, ordinario di Storia della Filosofia Medievale. Nel Prologo di Giovanni c’è uno dei nuclei più profondi della fede cristiana: il Logos che diventa carne. «Il Verbo si fece carne» (καὶ ὁ λόγος σὰρξ ἐγένετο). Una rivoluzione. Dio entra nella storia facendosi uomo, sperimentando le tentazioni nel deserto ma anche il dolore e la paura della morte. Paura che non rimarrà tale. Cristo, il Figlio di Dio, arriva alla morte, e alla morte di croce.
Ecco, se Dio si fa uomo, si fa carne, questo non accade con l’Anticristo. Piccola e doverosa parentesi. Il termine “Anticristo” non nasce nell’Apocalisse. Compare nelle lettere di Giovanni dove si parla di “molti anticristi” che vengono identificati con chi nega Cristo, il Padre e il Figlio. Nella seconda lettera di Giovanni, in particolare, il criterio diventa ancora più significativo: il seduttore è colui che non riconosce Gesù Cristo venuto nella carne. La carne (σὰρξ).
Torniamo quindi all’Intelligenza artificiale, alla statua che parla. Siamo di fronte a un logos senza carne, a una parola senza corpo. Quante volte ci ritroviamo a parlare attraverso le app con una voce senza respiro? E davanti a quella voce e a quella stessa parola quanti di noi riescono a non confondere la rappresentazione dell’esperienza con l’esperienza stessa, la simulazione con l’essere?
Il sigillo si apre anche quando lo strumento smette di essere un mezzo attraverso cui conoscere la realtà e diventa il criterio che stabilisce che cosa dobbiamo considerare reale. Quello stesso strumento decide che cosa consideriamo reale. Ed è a quel punto che anche l’essere umano diventa materiale disponibile (i dati che produce, il suo profilo, il comportamento prevedibile, l’informazione che si può elaborare).
L’idolo che nega ma che parla
Se torniamo alla Bibbia, gli antichi idoli avevano un “difetto”: tacevano. Nei Salmi vengono derisi proprio per questo aspetto: hanno bocca ma non parlano, occhi ma non vedono e orecchi ma non ascoltano. Adesso, invece, l’essere umano ha costruito un idolo molto più “convincente”.
Nel 2025 il Dicastero per la Dottrina della Fede e il Dicastero per la Cultura e l’Educazione, nella nota Antiqua et nova sull’intelligenza artificiale, parlando di IA hanno fatto riferimento proprio ad Apocalisse 13,15. Il documento osserva che l’IA può risultare più seducente degli idoli tradizionali perché può “parlare”. La stessa nota mette in guardia dal tentativo di cercare nell’IA un “Altro” superiore al quale affidare l’esistenza e le responsabilità umane. Il rischio, afferma, è costruire un sostituto di Dio. E qui la questione diventa enorme perché l’idolatria va al di là del possesso di un sistema informatico. Una cosa è chiedere a un algoritmo di tradurre una lingua, altro è chiedergli chi dobbiamo sposare, quale scelta morale dobbiamo compiere, chi dobbiamo perdonare, quale senso abbia la nostra sofferenza… Stiamo progressivamente attribuendo all’IA una funzione oracolare…
Le abbiamo già demandato la scrittura, il pensiero profondo, l’elaborazione di dati. Gli abbiamo chiesto di ricordare al nostro posto, di dirci persino chi amare e chi lasciare. Ci lasciamo consolare e con un tasto premuto sappiamo che ci ascolta anche quando ci sentiamo soli. La linea tra umano e artificiale è sempre più labile. E forse il vero problema è tutto qui. Abbiamo qualcosa senza anima che ci anima. E per questo abbiamo cominciato a comportarci come se un’anima questa IA l’avesse.
Quindi l’Intelligenza artificiale è l’Anticristo?
Il sistema simbolico che ho tracciato fin qui sembra condurre a un unico punto: trasformare la domanda del titolo in affermazione. Una folle “allucinazione”, proprio come quelle generate dall’IA. Ho preso frammenti veri, li ho collegati colmando in modo più o meno approssimativo i vuoti. Ho costruito una narrazione che appare più suggestiva che coerente. La statua che parla, il Logos che non ha carne, l’idolo che risponde, il marchio per partecipare all’economia, la dissoluzione della distinzione tra autentico e artificiale.
Adesso lasciamo le Sacre Scritture a chi le studia, a chi prega e a chi rumina la Parola. Evitiamo di mettere simbologie sataniche all’interno di un server.
La questione, purtroppo, è molto più scomoda per l’essere umano. Perché se l’Anticristo rappresenta la “contraffazione” del Cristo, allora forse non dobbiamo cercarlo dentro la macchina. Quell’anticristo è nel rapporto che noi costruiamo con la macchina. L’anticristo nasce quando la parola non ha più bisogno della carne. Quando l’efficienza vale più della dignità della persona (va letta l’enciclica di Leone XIV). Quando la conoscenza viene separata dalla sapienza, quando la capacità di fare qualcosa si trasforma magicamente nel diritto di farla….
L’uomo ha costruito qualcosa a propria immagine per poi inginocchiarvisi davanti. Il settimo sigillo si romperà nell’esatto momento in cui l’uomo deciderà che della propria coscienza può fare a meno. Abbiamo costruito macchine cercando di renderle simili agli uomini e adesso rischiamo di modificare gli uomini affinché diventino compatibili con le macchine riducendo il pensiero alla risposta e l’intelligenza alla prestazione. I social in fondo hanno aperto la strada a questo processo. La parola amicizia è ormai ridotta alle interazioni e alle condivisioni. E la dimensione della memoria è diventata solo archivio.
E allora no: l’Intelligenza artificiale non è l’Anticristo. Sarebbe anche troppo comodo, diciamocelo. Potremmo spegnere un server, staccare una spina, vietare un algoritmo e convincerci di avere sconfitto il male. Il problema, purtroppo, siamo ancora noi.
L’Anticristo è quella tentazione antichissima di essere salvati senza essere umani: conoscere senza cercare, decidere senza assumersi responsabilità, amare senza esporsi, ricordare senza avere memoria, parlare senza incontrare un volto. Avere, insomma, una parola senza carne. Abbiamo chiesto alle macchine di diventare sempre più simili a noi. Il rischio è che, alla fine, siamo noi a decidere di diventare simili a loro. E arriveremo all’apertura del “nostro” settimo sigillo il giorno in cui chiederemo alla macchina di liberarci dal peso di pensare. Allora si farà davvero silenzio. E a tacere non sarà il cielo. Saremo noi.





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