Vi dico subito a proposito di Russia, Ucraina e Cina: attenti ai topi. Mi spiego. Da giorni penso alla situazione attuale con preoccupazione. I titoli dei giornali, vorticosamente, mi sballottano da un capo all’altro del mondo, da un settore all’altro dell’economia. Dall’Ucraina alla Cina, dal mercato di Ballarò al bar di viale Regione Siciliana. Come in alto, così in basso. Capirci qualcosa non è semplice. E’ proprio per questa ragione, ritengo che preoccuparsi sia, oltre che fisiologico, anche un dovere di ogni cittadino.

In questi giorni di caos osservo i social. Luogo di evasione, di divertimento, di leggerezza per antonomasia. Eppure anche all’interno di queste piattaforme sta montando una rabbia e un malcontento che non va trascurato. C’è poi il tam tam mediatico degli importi stratosferici delle bollette, le paventate chiusure di attività commerciali.

Eppure c’è una parte di popolazione che non ha ancora compreso la gravità della situazione. Un momento storico che si lega alla guerra in Ucraina, alla nascente crisi economica cinese e all’inevitabile giro di speculazioni. Non una, ma più soluzioni servirebbero per dipanare una gran bella matassa.

Gli effetti della speculazione

Dal supermercato al panificio, dal bar al negozio di abbigliamento tutto ci parla di un’economia di guerra nei fatti. La profetica e draghiana affermazione, “non siamo all’interno di un’economia di guerra” ma “dobbiamo prepararci”, risuona adesso nelle coscienze di tanti e non più come monito. Personalmente non mi aspetto mezzi blindati, né invasioni o bombardamenti. Temo, invece, la povertà diffusa, gli effetti della disperazione. E quello che, ancor di più, mi preoccupa è che nessuno stia lavorando concretamente ad un argine sociale.

Il periodo buio

Stiamo andando incontro al periodo più buio, a livello globale, almeno dalla fine della seconda guerra mondiale. Lo stiamo facendo con la stessa leggerezza con cui leggiamo gli aggiornamenti su Facebook o le stories su Instagram.

La Cina

La Cina, con la sua politica “Covid-Zero”, ha fatto fermare quel gigante economico che fino a qualche anno fa stava travolgendo tutto e tutti. La disoccupazione giovanile ha raggiunto il 19,9 per cento. Insomma, un record. Pechino un tempo iniettava quantità enormi di denaro statale per fare riprendere l’economia. Oggi l’interesse è altro: debellare il Covid, avere un maggiore peso a livello geopolitico. Quindi lacrime e sangue, prima per i cinesi, poi per il resto del mondo.

Russia Ucraina

C’è chi sostiene che la controffensiva ucraina stia mettendo in difficoltà la Russia. Le forze armate del Paese invaso stanno riguadagnando terreno, anche a livello di percezione mondiale. Eppure, proprio nel momento in cui il gigante russo pare messo all’angolo, bisogna temere. Non va dimenticato che già a fine febbraio Putin ha dato un ordine: stato di massima allerta per le forze di deterrenza, comprese quelle nucleari. E la minaccia di un attacco nucleare mirato non sarebbe ipotesi così peregrina.

L’aneddoto

Su Putin c’è un fatto riportato nell’unica autobiografia scritta con alcuni giornalisti nel 2000. Il piccolo Vladimir è nato e cresciuto in condizioni modeste nella città che allora si chiamava ancora Leningrado. Suo padre era un operaio. Tra i suoi giochi c’era la caccia ai topi, in cui tra l’altro si distingueva. Ovviamente era un gioco utile a non far dilagare i ratti. Nell’autobiografia si legge che un giorno il giovane Putin si mise a inseguire un topo grosso. Salì su per le scale con un bastone tra le mani. Il topo arrivò fino in cima e Putin lo costrinse in un angolo. Proprio nel momento in cui il ratto sembrava spacciato, quest’ultimo gli si lanciò contro, arrivando a sfiorare la sua testa. Un balzo che gli permise di fuggire. Quell’episodio fu per Putin una lezione di vita, mai dimenticata: «Ognuno dovrebbe tenerlo a mente: mai mettere qualcuno in un angolo».

Foto di Ralph da Pixabay

By Giovanni Villino

Giornalista professionista e siciliano creativo. Direttore responsabile di Redat24.com. Redattore di Tgs, Telegiornale di Sicilia. Appassionato di social media e sostenitore del citizen journalism.

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