Il nuovo social annunciato da Mark Zuckerberg, Meta, rappresenta un punto di svolta. Un evento fondamentale nella comprensione dell’attuale sistema social.

Ma ancora di più rappresenta il rischio legato allo sdoganamento della morte. Basta mettere insieme alcuni elementi per rendersi conto della gravità cui si sta andando incontro. Mettiamo insieme: realtà virtuale e realtà aumentata. Aggiungiamo i contenuti caricati dagli utenti (foto, video, post, commenti, reazioni, interazioni). E facciamo lavorare l’intelligenza artificiale. Attraverso avatar/ologrammi in quel metaverso daremo continuità alla vita di chi non è più in vita. E i risvolti morali e sociali saranno devastanti.

“Siamo all'inizio del prossimo capitolo di internet e del prossimo capitolo della nostra società", afferma Zuckerberg. Facebook che sarà scambiata a Wall Street con il nuovo ticker 'MVRS' dall'1 dicembre. Il nuovo ticker riflette il cambio di nome della società in Meta per riflettere il ruolo centrale del metaverso, considerata dalla società la piattaforma internet del futuro. Una realtà che mette dentro Facebook con tutto il suo ecosistema Instagram, Messenger, Quest VR, la piattaforma Horizon VR e altro…

L’attuale assetto ha sostanzialmente fallito nel tentativo di collegare/connettere tra loro le persone. Ha fallito nella misura in cui l’intelligenza artificiale determinando ciò che ognuno doveva vedere ha influenzato interessi, favorito contatti, interazioni e reazioni nella vita reale. Alle volte distanti da persone, cose, credenze, opinioni, verità. In pratica non ha fatto altro che generare dei cortocircuiti.

I social con Facebook hanno mostrato il lato peggiore. Quello in cui una creatura supera il suo creatore. Per non parlare poi di Instagram, altro social nell’occhio del ciclone. Tanti preadolescenti e adolescenti sono trascinati in situazioni davvero critiche dal punto di vista psicologico e sociale. Dall’accettazione di se stessi alle interazioni nella vita reale.

Quanto prospettato da Zuckerberg con Meta sembra essere un espediente, alquanto impacciato, di cercare di cancellare i problemi con le varie agenzie regolatrici e far dimenticare le polemiche sulle rivelazioni dei Facebook Papers, importante inchiesta che qui in Italia non è arrivata con tutta la sua gravità e forza. Migliaia di documenti interni pubblicati in cui si evidenzierebbe come i profitti siano stati messi al di sopra di tutto, anche della sicurezza degli amici. Un algoritmo che ha esacerbato le divisioni e l'odio. Rivelazioni che hanno riportato il social nel mirino delle autorità americane, inclusa la Sec.

È lo stesso Zuckerberg che ieri si è immerso in un delirante video, che supera la durata di un’ora, in cui annuncia una rivoluzione che non tiene conto di due fattori: l’uomo e la macchina. Punti su cui rifletteremo in seguito.

Meta, “nome che deriva dal greco e che significa dopo, al di là”, svela un futuro così irreale da fare breccia su una parte di utenti, convinti delle sorti progressive di una economia basata sul virtuale. Zuckerberg ha detto: “Siamo all’inizio del prossimo capitolo di internet e del prossimo capitolo della nostra società”, spiegando che “Facebook è uno dei prodotti più usati nella storia. È un marchio icona fra i social media ma sempre”.

Mentre sentivo il racconto visionario e delirante, ripensavo a Second life. Piattaforma molto più visionaria e avanti per gli anni in cui venne sperimentata, Second Life è stata svuotata nel tempo di tutto: utenti, eshop, guadagni. E ho tirato un sospiro di sollievo.

La “vera verità” è che un sistema internet basato sui social svela un vulnus incredibile legato alla gestione dei suoi profitti. Meglio sarebbe ripensare ad una rete basata su logiche diverse. Una sorta di Wikipedia, contenuti uguali per tutti, nessuna geolocalizzazione o tracciamento di interessi e interazioni. E accanto a tutto questo un sistema di identità digitale certificata, con nessi e connessi che possano così determinare la consapevolezza delle responsabilità delle proprie azioni. Azioni che possono avere conseguenze reali e penali.