Un programma, una scaletta, tante domande e mondi diversi che aiutano a guardare la realtà con più responsabilità. Questo è stato per me il Festival dell’Ambiente @UniPa. Il confronto su clima, ambiente e resilienza ha avuto il merito di mettere attorno allo stesso tavolo università, istituzioni, imprese, associazioni, studenti e società civile. Non una semplice vetrina di buone intenzioni. Ne siamo ormai saturi. Ho invece preso parte a uno spazio di dialogo su temi che non possono più essere considerati laterali: i cambiamenti climatici, la tutela del mare e delle coste, la biodiversità, la salute pubblica, la qualità dell’aria, la gestione dei rifiuti, le ecomafie, la transizione ecologica giusta e inclusiva.
Ho avuto il piacere e l’onore di partecipare a questo percorso conducendo ieri pomeriggio una sessione di confronto. È stata un’esperienza preziosa, perché mi ha confermato quanto sia importante il ruolo della comunicazione quando si affrontano temi complessi. Parlare di ambiente non significa soltanto raccontare emergenze o denunciare ritardi. Significa anche costruire consapevolezza, rendere accessibili i dati, collegare le competenze scientifiche alla vita quotidiana delle persone, aiutare una comunità a capire che il futuro non è un concetto astratto: è qualcosa che comincia dalle scelte di oggi.
In questo senso, il Festival ha mostrato una strada molto interessante. Ha messo insieme saperi diversi senza separarli in compartimenti stagni. Ha fatto dialogare la ricerca con l’amministrazione pubblica, l’impegno associativo con l’impresa, la formazione degli studenti con le responsabilità del territorio. È proprio da questi incroci che possono nascere percorsi nuovi, più concreti, più efficaci.
Un ringraziamento particolare va all’amico e professore Michele Torregrossa per il grande lavoro portato avanti nell’organizzazione e nella costruzione di un programma ricco, articolato e capace di tenere insieme visione scientifica, sensibilità civile e attenzione educativa. Dietro appuntamenti di questo tipo c’è sempre un lavoro paziente, spesso silenzioso, fatto di relazioni, coordinamento, cura dei contenuti e capacità di dare una direzione. E questo lavoro si è visto. Mi auguro che moduli simili possano ripetersi come tappe di un percorso stabile. Palermo, la Sicilia, l’università e le nuove generazioni hanno bisogno di luoghi in cui ragionare insieme sul futuro ambientale, sociale ed economico del territorio. Luoghi in cui la parola sostenibilità non resti uno slogan, ma diventi metodo, responsabilità e progetto condiviso.







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