25 anni di RGS musica e informazione. Oggi, 2 dicembre 2025, in redazione celebriamo un traguardo che per me vibra come una nota lunga, di quelle che restano sospese nell’aria e ti attraversano il petto: i 25 anni di RGS, Radio Giornale di Sicilia. Non è solo un compleanno. È una risonanza profonda, una frequenza continua che da un quarto di secolo pulsa dentro la nostra isola e dentro di me.

Era il 2 dicembre del 2000 e alle otto del mattino i microfoni si sono accesi negli studi di via Lincoln 21. Fruscii, prove voce, timidezza e adrenalina. Era Palermo, era l’anima del Giornale di Sicilia; era la nascita di una radio pronta a raccontare il mondo con le sue canzoni e i suoi fatti, tenendo insieme la leggerezza e la gravità, il ballo e l’analisi: la vita. Perché RGS portava già dentro di sé un imprinting antico, quello del quotidiano fondato nel 1860, testimone della storia siciliana e dell’Unità d’Italia. Un’eredità sacra, potente, quasi “dinastica”. Eppure la radio ha saputo darle il ritmo dei tempi: pop, rock, dance, la colonna sonora di chi si sposta in auto, di chi studia, di chi si innamora o soffre, di chi aspetta il semaforo verde, di chi semplicemente respira Palermo e la sua provincia.

Ma poi, arrivava quella frase che per me è stata come un manifesto inciso su vinile: “Solo le notizie fermano la musica”. Lo disse Giovanni Pepi, direttore di allora, e dentro questa frase io ho riconosciuto me stesso. La mia doppia identità. Sono fatto di musica, ma anche di parole. La radio mi ha insegnato che la verità e una melodia possono convivere nella stessa stanza, con lo stesso respiro. Oggi, con Marco Romano, RGS vive ancora più live. Un flusso ininterrotto come un brano in cui le strofe si mescolano all’assolo improvvisato.

Io c’ero sin dai primi vagiti. C’ero quando i notiziari uscivano ogni quarto d’ora, quando il ritmo era serrato e persino il battito del cuore sembrava adattarsi agli stacchi. C’ero nelle rubriche di servizio, nelle dirette impossibili, nelle trasferte che sembravano tour musicali. Alla Bit di Milano, al Vinitaly di Verona, nei padiglioni dove l’eco rimbalzava come un sample. Eravamo un trio affiatato, una band vera: Claudio Geraci, Max Sajeva, Beppe Palmigiano. Le nostre voci viaggiavano dalle cuffie alle antenne, trasformando storie in frequenze e frequenze in emozioni.

Nella sala speaker ho ascoltato voci che ancora custodisco come gemme rare: Marilena Santaluna, Agostino Di Stefano, Loredana Bona, Gigi Restivo, Vittoria Marletta, Max Albegiani, Marina Mistretta. Ognuno con un timbro, una pausa, una tonalità. La voce alla radio non è una corda vocale, è un gesto. È un colore. È teatro invisibile.

E poi i tecnici, quei maghi che vivono tra mixer e cavi, tra equalizzatori e silenzi da riempire. Chi sperimentava, chi innovava, chi costruiva ponti: da Sergio Gambino ad Alex Di Leonardo, da Max Sajeva a Daniele Tomaselli, passando per chi ha trasformato una sala in un laboratorio creativo: Nino Giuliano.
E ancora, la guida artistica affidata prima a Titta De Tommasi, poi a Salvo La Rosa, a custodire il suono come un direttore d’orchestra.

La verità è che RGS, per me, non è inchiostro, non è solo un marchio, né tantomeno una frequenza.
È stata una casa. Una casa professionale, una madre severa e affettuosa, una palestra. Qui ho capito la disciplina delle scalette, le notti insonni, l’attesa del “ON AIR” che si accende fuori dall’acquario. Nel tempo in cui le voci viaggiavano su bobine e onde hertziane, la radio era una magia. Oggi tutto passa da click e streaming, eppure io lo sento: il respiro è rimasto lo stesso. La musica che ci salva. La notizia che ci richiama all’ordine. La Sicilia che ascolta, riconosce, risponde.

Auguri, RGS.

Per i tuoi 25 anni e per avermi dato gli strumenti, le certezze, gli stonati, gli acuti, gli applausi e le critiche.
Dalle levatacce alle 5 del mattino alle maratone notturne per le elezioni. Per essere stata, e continuare ad essere, frequenza, radice e avamposto.

Che i prossimi 25 siano ancora più coraggiosi. La festa continua. In FM, in streaming, nell’aria.
E dentro di noi.

By Giovanni Villino

Giornalista professionista con un’anima tech e una vocazione per l’innovazione nei media. Laureato in Filosofia, da oltre vent’anni lavora nel mondo dell’informazione, raccontando la società e i suoi cambiamenti con attenzione al linguaggio e alle nuove tecnologie. Redattore del Giornale di Sicilia on line. Già supervisore editoriale e vicecoordinatore di redazione di Tgs, Telegiornale di Sicilia.

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