Olivia Newton-John greaseOlivia Newton-John grease

Oggi la morte di Olivia Newton-John, la stella di «Grease» mi ha riportato alla mente proprio quel musical di cui è stata protagonista.

L’inno di una generazione.
Di quella generazione americana che però non è cresciuta con il vento tra i capelli e il pollice teso. Sì, parlo della dimensione on the road. L’autostop, il jazz, o meglio il be bop. Ah, quella santa e dannata generazione #Beat… che occorrerebbe rispolverare con cura.
Ma stavo parlando di Grease, e quindi di un’altra generazione. Anzi di quella generazione che ha reso le strade più facili e musicali all’edonismo. Reagan ne ha raccolto i frutti.
Grease arriva un po’ prima di Reagan ma non è mai andato via.
Dalla rivolta a Travolta il passo è stato breve.
Ne siamo mai usciti fuori?
No.
Il doppio-gioco dell’Edonismo pre-Reaganiano ha messo in comunicazione l’astuzia del tempo con l’ambivalenza del presente. E il gioco è fatto.

Like rama lama lama ka dinga da dinga dong
Remembered forever
As shoo-bop sha wadda wadda yippity boom de boom
Chang chang changitty chang sha-bop
That’s the way it should be
Wah-oooh, yeah!
We’re one of a kind
Like dip da-dip da-dip doo-wop da doo-bee doo
Our names are signedBoogedy boogedy boogedy boogedy
Shooby doo-wop she-bop
Chang chang changitty chang sha-bop
We’ll always be like one, wa-wa-wa-one

By Giovanni Villino

Giornalista professionista e siciliano creativo. Supervisore editoriale e vicecoordinatore di redazione di Tgs, Telegiornale di Sicilia. Appassionato di social media e sostenitore del citizen journalism.

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