C’è una distanza enorme tra lo slogan scandito in piazza e il suo peso storico. «Dal fiume al mare» (o, nella versione inglese più diffusa, From the river to the sea) evoca l’intero spazio tra il Giordano e il Mediterraneo: per alcuni è stato un grido di liberazione; per altri, la negazione dell’esistenza dell’altro popolo. Le due letture da decenni convivono. Ma qual è il significato e la storia dello slogan «dal fiume al mare»?
Significato e storia dello slogan «dal fiume al mare»?
Diverse ricostruzioni collocano la diffusione della frase nell’orbita della PLO (Palestine Liberation Organization) tra gli anni ’60 e ’70. Parliamo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, il principale movimento politico e militare palestinese, nato per la liberazione totale della Palestina ma che è divenuto, col tempo, il rappresentante ufficiale del popolo palestinese e interlocutore nei processi di pace.
Ma ci sono altre ricostruzioni che mostrano varianti territoriali «dal mare al Giordano» che circolavano anche nella destra sionista di impianto revisionista (si pensi alla celebre rima «Il Giordano ha due sponde, questa è nostra e anche l’altra» e alle formulazioni programmatiche del Likud sull’unica sovranità tra mare e Giordano).
Insomma, siamo di fronte a slogan speculari che sono stati branditi, in epoche diverse, tanto in ambienti palestinesi quanto in ambienti israeliani. Lo scopo identico, anche se sfronti opposti: affermare una pretesa esclusiva sullo stesso territorio.
Il problema
Ma arriviamo al punto: l’ignoranza. Oggi è l’aspetto che pesa maggiormente. E quando parlo di ignoranza non faccio ricorso alla sfera dell’insulto ma all’inconsapevolezza del contesto e del peso storico delle parole e del loro riflesso. L’ignoranza si scontra con un passaggio drammatico, quello in cui le parole orientano le azioni, indirizzano le alleanze e influenzano le percezioni di sicurezza. Molti giovani e meno giovani hanno urlato qualcosa che faceva rima senza però saperne genesi e ambivalenze. Altri, invece, hanno pronunciato quella frase con la consapevolezza del messaggio. Ma in entrambe i casi si è finito con il semplificare l’irrisolvibile facendo perdere la possibilità stessa di parlarsi.
La riflessione
Utile, in questo senso, la riflessione di Costantino Visconti, docente universitario ed editorialista del Giornale di Sicilia, pubblicata oggi sul quotidiano.
Ci sono parole che aiutano a costruire un futuro di pace tra i due popoli e altre che promettono guerra eterna. «Dal fiume al mare», ad esempio, è un’espressione che spesso fa capolino tra i nostri manifestanti. In realtà, è uno slogan brandito sia dagli estremisti israeliani sia palestinesi per negarsi reciprocamente il diritto ad esistere. In Germania, lo scorso anno alcuni giudici lo hanno considerato sufficiente per condannare i manifestanti che lo urlavano a titolo di istigazione all’odio. «Due popoli, due stati» per israeliani e palestinesi è, invece, un baluardo tanto negletto quanto irrinunciabile ancor oggi e per arrivarci occorre isolare gli estremisti, tornando a trattare. Le parole sono importanti: dobbiamo decidere se usarle per alimentare odio o per costruire ponti di pace
La soglia
Questa è la soglia su cui stare: riconoscere che quello slogan può voler dire cose molto diverse e che, nel frastuono, il significato lo fa l’uso. A chi vuole davvero «spezzare la spirale» di odio, violenza e morte, la domanda è semplice e severa: ciò che dici oggi, nel luogo in cui lo dici, con chi lo dici accanto a te, costruisce o demolisce le condizioni minime della pace?
Per questo, accanto alla sacrosanta libertà di manifestare, serve una consapevolezza diffusa. Si deve invocare il cessate il fuoco così come chiedere la liberazione degli ostaggi, si deve volere la fine degli assedi al pari così come pretendere la tutela dei civili e dei diritti eguali.
Le parole non sono neutre. In tempi delicati come i nostri, ripeterle senza conoscerle equivale a delegare ad altri, che sono poi i più organizzati e i più estremisti, il potere di decidere cosa significhino. E quel significato, spesso, non coincide con la Pace.
