La formazione professionale continua non è un adempimento burocratico né un semplice obbligo ordinistico. È, al contrario, uno dei valori aurei del nostro lavoro: uno spazio di incontro, confronto e crescita che consente alla comunità giornalistica di interrogarsi, aggiornarsi e ridefinire il proprio ruolo in un contesto in costante trasformazione.
In un tempo in cui l’informazione corre veloce e le tecnologie ridisegnano linguaggi, strumenti e responsabilità, fermarsi a riflettere insieme diventa un atto professionale e culturale di primaria importanza. È in questi momenti che il giornalismo ritrova la sua dimensione collettiva, fatta di scambio di esperienze, pluralità di sguardi e condivisione di buone pratiche.
In questo solco si inserisce l’incontro «L’importanza delle immagini nell’informazione giornalistica. Aspetti deontologici per un’informazione eticamente corretta», al quale ho avuto il piacere di partecipare come relatore. Un’occasione preziosa, che desidero ampliare e rilanciare, ringraziando l’Ordine dei giornalisti per il coinvolgimento e per aver promosso un momento di approfondimento su un tema oggi più che mai centrale.
Con l’avvento e la diffusione dell’intelligenza artificiale, infatti, i rischi di plagio, manipolazione e alterazione della realtà sono aumentati, rimettendo in discussione il rispetto della verità e la fiducia del pubblico. Le immagini, fotografie e video, non sono più semplici supporti narrativi, ma elementi potenzialmente decisivi nella costruzione (o distorsione) del racconto giornalistico.
L’incontro ha offerto una panoramica ampia e articolata sull’uso delle immagini a supporto dell’informazione, soffermandosi sia sugli aspetti deontologici sia sugli strumenti digitali oggi disponibili per un utilizzo consapevole ed etico dei contenuti visivi.
Di grande valore i contributi degli altri relatori.
Osvaldo Esposito ha approfondito il tema dell’uso responsabile delle immagini nel racconto giornalistico, sottolineando come il rispetto delle regole deontologiche non sia un limite alla creatività, ma una garanzia di credibilità e correttezza.
Marco Giacalone ha invece guidato i partecipanti nel complesso mondo della verifica delle fonti visive, illustrando trucchi e strumenti utili per smascherare manipolazioni artificiali e contenuti ingannevoli.
Il mio intervento, «L’influenza dell’intelligenza artificiale nelle produzioni broadcast: spunti creativi e soluzioni alternative per ottenere produzioni professionali», ha cercato di mettere a fuoco un punto chiave: l’IA non come scorciatoia, ma come strumento da governare, capace di affiancare il giornalista senza sostituirne il giudizio, la responsabilità e la firma.
Formazione significa proprio questo: non subire il cambiamento, ma comprenderlo insieme, dotarsi di strumenti critici e condividere una visione comune. In un’epoca in cui tutto sembra replicabile e automatizzabile, l’incontro tra professionisti resta ciò che non può essere sostituito da alcun algoritmo. Ed è qui che la formazione continua dimostra il suo valore più autentico: rafforzare la comunità giornalistica e difendere, attraverso il confronto, la qualità e l’etica del nostro lavoro.
