Palermo all’alba vista da Monte Pellegrino. Un’esperienza che va oltre la semplice suggestione. È quasi spaziale. Ve la consiglio davvero. Serve un po’ di forza, fisica e mentale, ma armatevene e salite su Monte Pellegrino quando la notte sta per cedere il passo al giorno. In quel momento la città è ancora sospesa, vulnerabile. Autentica.
Da lassù guardo Palermo con amore. Mi appare luminosa e dormiente, come un pianeta lontano osservato da una finestra qualsiasi dell’universo. Le luci disegnano una geografia silenziosa, ordinata solo in apparenza, e le strade vuote diventano traiettorie, linee sottili che si intrecciano come un reticolo cosmico. In quel momento avverto il peso del silenzio. Un silenzio che avverto come pieno e che parla più di qualsiasi rumore.
Lo sguardo poi scivola inevitabilmente verso il mare, poco più in là. E lì accade qualcosa di inatteso. Una sorta di onda, che mi piace immaginare essere gravitazionale, ti raggiunge e ti tira fuori dalla santa illusione del tempo e dello spazio. Il mare, fermo e scuro, sembra ricordarti sempre che tutto è più grande di noi. Ma di fronte a questa città appare anche lui un frammento di un disegno molto più ampio. È un richiamo gentile ma potente, capace di rimettere ordine nei pensieri.
Palermo, a prima dell’alba, è armonica. Sì, armonica a distanza. Lo è soprattutto nel silenzio che precede il risveglio quando non chiede nulla, quando non si difende né si giustifica. È una Palermo che non ha bisogno di spiegarsi, perché semplicemente esiste.
E allora mi viene naturale fare con lei quello che faccio con mia moglie e con le mie figlie nel cuore della notte: darle un bacio leggero, senza svegliarla. Un gesto intimo, rispettoso. Perché Palermo la amo così, nella sua parte più vera. Che poi è diversa per ognuno di noi.
Diciamocelo chiaramente: quello per Palermo è un amore che pochi ammettono davvero, perché riconoscerlo significherebbe fare pace con le proprie contraddizioni, con i dissidi che portiamo dentro, con le stesse ferite e le stesse bellezze.
Buon sabato.
