Viviamo in un’epoca in cui l’informazione viaggia veloce, spesso più veloce della capacità di comprenderla. Una novità in ambito tecnologico può nascere e diffondersi nel giro di pochi minuti, amplificata da social, piattaforme e media tradizionali. Purtroppo non sempre tutto è chiaro e ben spiegato. Risultato? Si genera confusione e sfiducia. Così sta accadendo per l’intelligenza artificiale. Ecco perché è importante tradurre la complessità di questo fenomeno senza banalizzare, raccontare i fatti senza manipolarli e offrire chiavi di lettura che aiutino a capire.
Oggi, alle 18.30, a Villa Lauria, ho avuto l’onore di tenere una conferenza per Italia Nostra: “Oltre l’algoritmo: promesse e minacce dell’intelligenza artificiale”. Un incontro che ha voluto guardare al cuore di una trasformazione che ci riguarda tutti, spesso senza che ce ne rendiamo pienamente conto.

Ho parlato di algoritmi, di come entrano nelle nostre vite silenziosamente: quando cerchiamo un’informazione online, quando acquistiamo un libro, quando un’app suggerisce la strada più veloce. Le promesse sono evidenti: semplificazione, velocità, nuove opportunità di conoscenza e di lavoro. Ma non mancano le minacce: la concentrazione del potere in poche mani, il rischio di delegare scelte fondamentali a processi opachi, la perdita di senso critico davanti a macchine che sembrano sapere tutto di noi.

Oltre l’algoritmo significa proprio questo: non fermarsi al fascino della tecnologia, ma provare a capire chi la governa, come la governa e soprattutto con quali effetti sulla nostra libertà e sulla qualità della democrazia.
Dopo il mio intervento, Adriana Chirco, presidente della sezione di Palermo di Italia Nostra, ha illustrato il programma delle attività autunnali dell’Associazione, un calendario che mette al centro il patrimonio culturale e la sua difesa, un tema che dialoga perfettamente con quello dell’intelligenza artificiale. Perché se da un lato l’AI ci spinge verso il futuro, dall’altro ci ricorda che non possiamo perdere di vista le nostre radici, i luoghi e i beni che raccontano la nostra storia. La sfida è aperta: serve consapevolezza, serve un’etica che accompagni l’innovazione, serve la capacità di mettere l’uomo prima della macchina.
