Il momento dell’addio commosso e riconoscente a un protagonista dell’editoria cittadina e anche l’occasione per fermarsi e pensare. Con la morte di Sergio Flaccovio si ha la percezione netta di una frattura che si allarga nella geografia sentimentale dei luoghi che ha attraversato, costruito, abitato con le idee prima ancora che con i libri. Con Flaccovio se ne va, in modo ancora più evidente, un frammento prezioso di quell’era analogica che ho il privilegio di custodire nella memoria. Un tempo speciale, in cui le idee avevano un odore riconoscibile come la carta, colla, inchiostro. Un tempo in cui la cultura si trasmetteva attraverso la stretta delle mani, non con un click su un’icona. Di fronte alla scomparsa di un custode della cultura, Palermo è chiamata oggi a interrogarsi sul destino dei suoi ultimi avamposti fisici… di cultura.

C’è un silenzio particolare che accompagna l’addio a un libraio. Non è il silenzio semplice dell’assenza ma quello più profondo di una pagina voltata senza sapere se ne seguirà un’altra della stessa sostanza. Non siamo di fronte al lutto privato di una famiglia storica, né al dolore composto ricordato da voci autorevoli come quella di Lino Buscemi.

La morte di un libraio riapre tutte le domande che avevamo smesso di farci sulle librerie. Perché un libraio non è mai un semplice commerciante: è un mediatore tra il caos del mondo e l’ordine possibile delle idee, un custode laico di saperi fragili, un artigiano del tempo lungo in un’epoca che consuma tutto in fretta. Quando se ne va, il vuoto che lascia non è misurabile in metri quadrati di scaffali ma nella perdita di un presidio silenzioso contro l’analfabetismo dell’anima.

La sua assenza ci costringe a guardarci attorno e a chiederci se le librerie saranno ancora case del pensiero o semplici vetrine, luoghi di incontro o soltanto punti vendita. E in questa domanda, che nasce da un lutto, si gioca una parte non secondaria del nostro futuro culturale.

Il pensiero e le librerie

Una libreria è il luogo dove il pensiero prende corpo, dove un adolescente come me è inciampato in un libro che gli ha cambiato la traiettoria della vita. Dal percorso accademico a quello professionale. E Flaccovio questo lo sapeva bene: la sua non era solo un’impresa commerciale ma un presidio esistenziale. Un avamposto. Un fronte.

Una libreria non è un negozio. Se la riduciamo a un luogo di transazione commerciale abbiamo già perso la battaglia. Una libreria, quella intesa da figure come Sergio Flaccovio, è una dimensione dell’essere. È uno spazio fisico dove il tempo rallenta, dove il consiglio del libraio non è un algoritmo predittivo basato sui tuoi acquisti precedenti, ma un atto di empatia intellettuale. L’eredità che raccogliamo oggi è un monito severo: vanno incoraggiate, protette e quasi venerate quelle librerie che resistono con carattere e caparbietà. Sono luci di posizione nella nebbia dell’effimero.

La comodità è nemica della cultura?

Viviamo nella dittatura del “tutto e subito”. Oggi tutti siamo diventati specialisti della comodità. Un titolo digitato su Amazon, un click, ventiquattro ore e il libro arriva a casa. Perfetto. Impeccabile. Amazon ci ha risolto un “botto” di problemi logistici ma ha creato un vuoto spirituale. Ricevere un libro a casa è funzionale, prenotarlo in libreria o in edicola è invece un rito e significa tenere in vita un ecosistema umano. Significa mantenere aperti varchi fisici di cultura in una città che rischia ogni giorno di trasformarsi in un enorme centro commerciale che non tiene conto dell’anima.

Le librerie che resistono oggi, stremate da costi, solitudine e marginalità, lo fanno con carattere e caparbietà. Sono gli ultimi avamposti nella battaglia contro l’ignoranza, che non avanza con i carri armati ma con l’indifferenza. Incoraggiarle non è un gesto romantico: è un atto politico nel senso più nobile del termine. È scegliere da che parte stare. Flaccovio apparteneva a una generazione che credeva nella fatica gentile delle idee. E questo avveniva in un tempo in cui non si parlava in “engagement” e non si misurava tutto in visualizzazioni. La cultura, allora come oggi, è lenta, ostinatae spesso impopolare. Ma necessaria. Come l’aria. E come la memoria, aggiungo.

Le domande

E allora questa morte ci costringe a una domanda scomoda: che cosa vogliamo salvare davvero? Le vetrine illuminate degli schermi o quelle, più discrete e polverose, che custodiscono secoli di parole? Le scorciatoie del digitale o i sentieri tortuosi, a volte faticosi, della scoperta? Una città senza librerie è una città che smette di farsi domande. E Palermo, con tutte le sue ferite aperte e la sua bellezza ancora troppo nascosta, non può permetterselo. Ogni volta che una saracinesca si abbassa per l’ultima volta, l’ignoranza guadagna un metro di terreno. Le librerie indipendenti, quelle storiche, quelle che profumano di carta e legno, restano gli ultimi avamposti in una battaglia silenziosa contro la superficialità.

E sia chiaro ai detrattori, a chi legge in questa riflessione una crociata nostalgica o una demonizzazione del digitale: non è così. Il digitale non è il nemico, così come non lo è la comodità tecnologica che ha ampliato l’accesso ai saperi, moltiplicato le voci e accorciato le distanze. Sarebbe sciocco, oltre che ingiusto, negarne i benefici. Qui non si tratta di opporre passato e futuro, ma di difendere ciò che il futuro rischia di rendere superfluo: lo spazio fisico dell’incontro. La libreria come luogo dove i corpi si incrociano, dove le parole passano di mano in mano, dove una domanda può nascere da uno sguardo, da un consiglio o da una conversazione inattesa. È questo spazio che va protetto perché è lì che la cultura smette di essere contenuto e torna a essere relazione.

Le memoria

Onorare la memoria di Sergio Flaccovio significa, prima di tutto, fare una scelta di campo. Significa, domani mattina, uscire di casa e varcare la soglia di una libreria. Non perché sia facile, ma perché è necessario. Per non lasciare che la cultura diventi un’esperienza solitaria, digitale e disincarnata, ma continui a essere ciò che Sergio ha difeso per tutta la vita: un incontro vivo tra esseri umani.

Saluto così oggi un editore, un libraio, un uomo che ho avuto il privilegio di conoscere. Con cui ho scambiato parole preziose, leggere e profonde come sanno esserlo solo quelle autentiche. Un uomo capace di guidare senza imporre, di consigliare senza mai sovrapporsi. Grazie. E adesso tocca a noi. All’azione, dopo la parola. Ogni libro aperto, non dimentichiamolo, è una forma discreta di eternità.

By Giovanni Villino

Giornalista professionista con un’anima tech e una vocazione per l’innovazione nei media. Laureato in Filosofia, da oltre vent’anni lavora nel mondo dell’informazione, raccontando la società e i suoi cambiamenti con attenzione al linguaggio e alle nuove tecnologie. Redattore del Giornale di Sicilia on line. Già supervisore editoriale e vicecoordinatore di redazione di Tgs, Telegiornale di Sicilia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *