Parlando di tempo del creato e sostenibilità alimentare scorre un flusso incredibile di informazioni. Il tempo del creato non scorre come quello dell’uomo. Per noi è una sequenza di giorni, ore, minuti che si sgretolano tra le dita. Per il creato, invece, il tempo è respiro ampio, un ritmo che non conosce l’urgenza. La terra germoglia, i mari si muovono, le stagioni ritornano: è un tempo ciclico, che ricorda all’uomo la sua piccolezza dentro un disegno più grande.
Questa consapevolezza ha attraversato la tavola rotonda che ieri sera, venerdì 3 ottobre al Teatro Marcello Puglisi della Parrocchia Maria SS. Madre della Chiesa, ho avuto l’onore di moderare. Il titolo: “Alimentazione e nuovi stili di Vita. Tutto è connesso”. Un evento organizzato dall’Arcidiocesi di Palermo attraverso l’Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro, Giustizia, Pace e Salvaguardia del Creato (ho avuto il piacere di conoscere Luisa Capitummino, poche parole scambiate e l’impressione di una persona luminosa), dalla Caritas Diocesana di Palermo, dal Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile e dal Circolo Laudato Si’ Maria Ausiliatrice Palermo. Quest’ultima realtà grazie anche alla forza di Caterina Ranieri sta crescendo in questi anni.
Il circolo Laudato Si’ e Caterina
Caterina è una di quelle persone che non passano inosservate e non perché cerchi i riflettori ma perché li accende negli altri. Vive il suo impegno nel Circolo Laudato Si’ come una vocazione concreta, fatta di anima, mente e cuore. Anima perché riconosce nella custodia del creato un atto di fede; mente perché studia, organizza, approfondisce e sa trasformare l’enciclica di Papa Francesco in percorsi reali; cuore perché mette passione e cura in ogni incontro, creando legami e comunità. Ho l’onore di conoscerla da più di vent’anni.
Nel tempo ho imparato che il Circolo Laudato Si’ non è soltanto un gruppo di persone attente all’ambiente. Si va oltre l’impegno ecologico. Il Circolo Laudato Si’ è un laboratorio di speranza dove si impara che la terra non ci appartiene ma ci è affidata. Nell’enciclica pubblicata 10 anni fa, Papa Francesco parla di “ecologia integrale”, un approccio che unisce giustizia sociale, tutela del pianeta e dignità umana. Insomma, custodire il creato non è uno slogan, ma una responsabilità condivisa.
La tavola rotonda
E ieri, quindi, proprio su invito di Caterina ho moderato la tavola rotonda. Dopo i saluti di don Silvio Sgrò, vicario episcopale del IV Vicariato, e di monsignor Raffaele Mangano, parroco della comunità ospitante, gli interventi hanno offerto un mosaico di visioni e prospettive diverse, ma unite dal filo rosso della responsabilità comune.
Rosalba Muratori, medico di famiglia e geriatra, ha parlato di “salute circolare”, mostrando come il benessere sostenibile non sia un orizzonte distante ma una pratica quotidiana che intreccia la cura della persona e quella dell’ambiente.
Valentina Fuscoletti, dell’Istituto Superiore di Sanità, ha ricordato quanto sia urgente affrontare il tema delle microplastiche nelle acque potabili, un pericolo invisibile che mette in discussione non solo la salute individuale ma anche la tenuta degli ecosistemi.
Il monaco benedettino don Anselmo Lipari, docente di Teologia presso la Facoltà Pontificia San Giovanni Evangelista di Palermo, ha posto l’accento su un gesto concreto e alla portata di tutti: “Zero sprechi in cucina”. Un invito che illuminato dalla spiritualità benedettina, invita a trasformare le nostre case in luoghi di sobrietà e di attenzione, in cui il pane non si getta ma si condivide.
Riccardo Di Grusa, rappresentante di Altroconsumo per la Sicilia, ha messo in luce il valore della “spesa sostenibile”: piccoli gesti che, sommati, diventano un grande impatto. Scelte semplici ma non banali, come preferire prodotti locali e ridurre imballaggi, che incidono davvero sul futuro collettivo.
Infine, Giuseppe Marsolo, vicedirettore della Federazione Coldiretti di Palermo, ha ribadito l’importanza degli “acquisti a Km zero e delle filiere corte”, strumento concreto per difendere i produttori locali, valorizzare le comunità e ridurre le distanze tra chi coltiva e chi consuma.
Moderare questo incontro è stato un privilegio e, allo stesso tempo, una sfida: tenere insieme parole e testimonianze diverse, restituendo un’unica grande lezione. Che il tempo del creato non è un orologio da controllare, ma una lezione da accogliere. E se è vero, come è emerso nel dibattito, che la nostra frenesia di accumulare e correre contrasta con la pazienza della natura, allora proprio a tavola possiamo ritrovare la misura perduta.

La scelta familiare
Ogni pasto è una scelta: può nutrire noi e, allo stesso tempo, il pianeta. La sostenibilità non è una rinuncia, ma un’eredità: quella che lasciamo a chi verrà dopo di noi. Il futuro della Terra passa dalla nostra tavola: scegliamolo con cura. Mangiare bene non basta: dobbiamo imparare a mangiare giusto.
E, soprattutto, perché la sostenibilità non è un concetto astratto, ma un gesto concreto che compiamo almeno tre volte al giorno. A colazione, a pranzo e a cena, guardando negli occhi le mie figlie, penso che ogni volta che scegliamo con mia moglie cosa mettere nel piatto, scegliamo anche che mondo consegnare alle nostre stesse figlie e a chi verrà dopo di loro. E allora sì: il futuro comincia davvero dalla nostra tavola.

